Sandro Barbera è morto improvvisamente, stroncato da un infarto, la notte del 5 febbraio 2009 nella sua casa di Molina di Quosa, un paese nella campagna tra Pisa e Lucca. Era nato il 5 dicembre del 1946 a Biella. Grande il cordoglio per la prematura scomparsa nel mondo della cultura italiana e tra i molti studiosi stranieri che lo avevano conosciuto e apprezzato.

Se mi chiedo in quale occasione, come e quando ho conosciuto Sandro, non saprei rispondere. Potrei dire: da sempre. Egli è stato per me una costante presenza: una comunione di interessi e di atteggiamenti culturali e di vita ci ha uniti in una bella amicizia che non ha conosciuto nubi. Ed è quindi particolarmente difficile parlare di lui quando senti che anche una parte di te se ne è andata, quando ancora non ti rendi conto che non ci sarà più la sua intelligente ironia, la sua vasta cultura, la sua tagliente criticità ad accompagnarti, ad aiutarti ad attraversare una stagione storica delle più deprimenti.

Ritorna in mente il bel periodo di comuni studi universitari di filosofia legati alla lezione di Nicola Badaloni, con il quale si è laureato nel 1971 con una tesi su Lukács. Una borsa di studio dello storico “Collegio Puteano” (istituito nel 1604 dall’Arcivescovo di Pisa con lo scopo di fornire a giovani meritevoli i mezzi per frequentare l'Università) lo aveva portato, dopo il Liceo classico, a Pisa da Bergamo dove abitava con la madre.

Badaloni, notevole studioso della filosofia italiana e del marxismo – che univa la vastità degli studi e degli interessi alla militanza politica (è stato sindaco di Livorno e, per molti anni, presidente nazionale dell’Istituto Gramsci) – ha orientato gli iniziali interessi di Sandro, oltre che confermare il suo rigore scientifico e la passione civile. Fanno parte della nostra comune formazione gli appassionanti seminari guidati da Badaloni con molti giovani, studenti e laureati, alcuni dei quali divenuti poi protagonisti della vita culturale e politica italiana. Ed insieme, decisiva e costante, la preziosa amicizia e il riferimento costituito dai più giovani “maestri”: Remo Bodei, Aldo Gargani, Paolo Cristofolini. Eravamo certamente una bella comunità di persone tra loro diverse per età, caratteri ed interessi culturali, unite da una rigorosa e aperta passione civile che vedeva un futuro e da un’ altrettanto rigorosa e aperta passione della conoscenza. Erano anni di forti sommovimenti culturali e sociali – e di speranze – a cui Sandro partecipò attivamente anche con alcuni scritti di riflessione teorica e politica. La sua beffarda ironia era volta contro le aride astrazioni e l’assoluta lontananza dai problemi reali, contro le semplificazioni e fughe irrazionali che caratterizzavano certe presunzioni teoretiche: la beffarda ironia era divenuta, negli ultimi anni, un sarcasmo doloroso e appassionato nei confronti della crescente degenerazione culturale e politica.

A parte, fin dai primi anni post laurea, deve essere sottolineata la forte amicizia e collaborazione con Enrico De Angelis che ha accompagnato la sua scelta successiva, agli inizi degli anni Novanta, per gli studi di germanistica. Dal 1992, dopo aver operato negli anni precedenti come contrattista e ricercatore presso il Dipartimento di Filosofia, è stato prima professore di Storia della cultura tedesca, poi professore ordinario di Letteratura tedesca alla Facoltà di Lingue dell'Università di Pisa.

Le sue ricerche, dopo il lavoro come borsista della Fondazione Einaudi di Torino all’edizione critica della Theologia di Antonio Genovesi, si sono inizialmente orientate verso la cultura storica e filosofica italiana nel XIX e XX secolo (Antonio Labriola, Benedetto Croce, Ernesto De Martino, Delio Cantimori) su cui ha dato importanti contributi. A questo si unì ben presto l’intensa attività di traduttore dal tedesco, prevalentemente di opere di carattere filosofico. Tra gli autori da lui tradotti ricordo: György Lukács (Vecchia e nuova Kultur, in « Quaderni piacentini », X 1971); Wilhelm Dilthey, Wilhelm Windelband, Heinrich Rickert, Georg Simmel, Max Weber, Oswald Spengler, Ernst Troeltsch, Friedrich Meinecke (vari scritti in Lo storicismo tedesco, 1977); Ernst Mach (Conoscenza ed errore, 1982, con introduzione di A. Gargani); Karl Rosenkranz, (Estetica del Brutto, a cura di R. Bodei, 1984, 20043); Max Weber (Storia economica. Linee di una storia universale dell’economia e della società, 1993).

Dopo la laurea avvenne il nostro incontro con Mazzino Montinari, decisivo per l’indirizzo delle ricerche di Sandro come delle mie: un rapporto di calda amicizia e di intenso lavoro. Indimenticabili i seminari a Firenze nelle aule dell’Istituto di germanistica della Facoltà di Magistero, le cui finestre si affacciavano sull’Arno, o gli incontri nella sua accogliente casa in collina, a Settignano. L’impostazione storica di Montinari ci portava ad approfondire la figura di Delio Cantimori, con Giorgio Colli punto di riferimento importante della formazione dell’editore di Nietzsche. Sandro frequentava e lavorava allora alla biblioteca dello storico, ancora da catalogare, confusamente alloggiata al Timpano della Scuola Normale. Partendo da quel materiale, dai libri ampiamente glossati, dagli appunti inediti, intraprendemmo insieme una ricerca su questa inquieta figura, sul suo metodo di lavoro, a partire dalle origini filosofiche del suo tormentato percorso: «Dalla filosofia alla storiografia: gli inizi di Delio Cantimori. 1922-1937» (in G. Campioni, F. Lo Moro, S. Barbera, Sulla crisi dell’attualismo, 1981). Decidemmo di terminare la scrittura del saggio quando nacque Michele, il figlio di Sandro: l’intreccio di affetti, eventi familiari e momenti della ricerca era tanto stretto che il nostro lavoro poté concludersi con l’analisi degli scritti di Cantimori fino al 1937 pur avendo noi indagato tutto il suo percorso culturale ed avendo così soddisfatta la nostra curiosità intellettuale.

Sollecitati da Mazzino organizzammo con lui nel dicembre 1981 un Convegno su Giorgio Colli (i cui atti pubblicammo nel 1983): Sandro ha dedicato poi alcuni scritti penetranti volti ad una più precisa collocazione storica e filosofica della forte e inattuale personalità che avevamo conosciuto e apprezzato all’Università di Pisa (tra gli altri: Der ‘griechische’ Nietzsche des Giorgio Colli, in «Nietzsche-Studien» 1989; El Nietzsche apolitico de Colli y Montinari, in « Res publica. Revista de la historia de los conceptos politicos », 2001). Un secondo convegno internazionale sul filosofo coeditore di Nietzsche fu da noi promosso a Pisa, nel novembre 2004, a venticinque anni dalla sua scomparsa, cui parteciparono – a riprova della fortuna di Colli in Europa – due studiosi spagnoli (Marco Parmeggiani e Miguel Morey), l’editore francese Michel Valensi (con cui Sandro ha collaborato in più occasioni) e il continuatore dell’edizione Colli-Montinari, lo svizzero Karl Pestalozzi che ha seguito sempre con grande attenzione il nostro lavoro.

Fin dall’inizio ci fu tra me e Sandro uno scambio continuo di interessi: lui, ad esempio, mi ha avviato verso i grandi intellettuali francesi che hanno dato l’impronta alla seconda metà dell’Ottocento, Renan e Taine; da parte mia l’ho traviato con Nietzsche (già, più monomaniaco, mi ero laureato su quest’autore) e da lì poi è venuto Schopenhauer come interesse centrale del mio amico.

L’incontro con Montinari ci ha fornito nuovi preziosi strumenti di indagine e di metodo su Nietzsche a partire dalla centralità del lavoro all’edizione critica, dell’importanza delle letture documentate, dell’extratesto: fin dagli inizi degli anni Ottanta, sotto la sua direzione, abbiamo insieme dato vita alla ricerca nazionale dal titolo La biblioteca e le letture di Nietzsche che nel tempo ha dato significativi contributi (utili anche per la definizione dell'apparato critico dell'edizione). Una iniziale importante verifica di questo lavoro sulle letture di Nietzsche, è stato il Convegno internazionale su Il giovane Nietzsche. Aspetti del suo pensiero e della sua opera (Urbino 2-4 marzo 1992) da noi promosso con Aldo Venturelli (convegno che fu, tra l’altro, anche l’occasione del primo incontro di Sandro con Diego Sánchez Meca, una conoscenza che ha avuto modo di diventare nel tempo una bella amicizia).

«Per il nostro Nietzsche noi vogliamo ottenere un orizzonte nitido, uno sfondo articolato, in modo che possa riuscire realmente ad esprimersi. Il lavoro storico privo di comprensione filosofica è cieco, il pensiero filosofico senza contenuto storico è vuoto» – aveva scritto Montinari in un appunto inedito. A questa lezione abbiamo cercato di attenerci ed abbiamo dedicato – dopo la prematura scomparsa di Montinari – più riflessioni sul senso e le motivazioni storiche del suo nuovo approccio al filosofo tedesco. Dopo alcuni articoli scritti in comune, lavorammo al volume Il genio tiranno. Ragione e dominio nell’ideologia dell’Ottocento: Wagner, Nietzsche, Renan (1983). Vorrei riportare qui alcune delle parole di apprezzamento di Mazzino Montinari nella sua prefazione al volume: «La lettura storica, cioè filologica, dei testi nietzscheani qui proposta da Sandro Barbera e Giuliano Campioni si apre l'accesso al mondo di un pensatore protagonista quale Nietzsche fu, ricostruendo i problemi, gli interrogativi suoi e dei suoi contemporanei e immediati predecessori – Schopenhauer e Wagner, Stendhal e Taine, Bourget e Renan – ai quali egli cercò di dare una propria risposta. […] Non è mia intenzione ripetere qui in poche righe i risultati che Barbera e Campioni espongono nella loro analisi, portata fino a un esempio illustre di recezione di Nietzsche, quale fu quello di Robert Musil. Questo anche perché la loro lettura analitica coi suggestivi accostamenti dei testi tra loro, con le scoperte filologiche nascoste tra le note a piè di pagina (per esempio, la parafrasi di W. Roux nella Genealogia della morale) richiede a sua volta una lettura paziente, che non mancherà di essere premiata da un continuo arricchimento di prospettive su ciò che gli autori chiamano la “duplice relazione di assimilazione e di distacco dalle immagini che l'epoca offriva” a Nietzsche».

Il genio tiranno, importante punto di partenza per entrambi, è nato da un intenso lavoro comune che ricordavamo sempre come una delle più belle esperienze: una scrittura che veniva fuori dopo lunghe, piacevoli discussioni di autochiarificazione. A tal proposito ricorderò sempre uno dei primi pensierini scolastici della scuola elementare di mia figlia Irene sul lavoro di suo padre. Irene scriveva: «il babbo lavora con Sandro in una stanza, scrive e si sente continuamente ridere». Immagino le reazioni stupite della severa maestra sulla leggerezza del nostro lavoro.

Tra gli sviluppi originali di questo volume l’approfondimento di Sandro sulla “filosofia della musica” di Wagner nella complessa transizione dal primato di Feuerbach a quello di Schopenhauer, che mantiene «elementi di una contaminazione originalissima che sembra essere stata determinante anche per il giovane Nietzsche». A Wagner (in particolare nella sua relazione con Schopenhauer e Nietzsche) ha dedicato, oltre a varie analisi sparse in più saggi, una bella monografia nella gloriosa collana “Jacques e i suoi quaderni” diretta da Enrico De Angelis (La comunicazione perfetta. Wagner tra Feuerbach e Schopenhauer, 1984). Per quanto riguarda Nietzsche, numerosi e importanti i suoi contributi che portano – anche alla luce di fonti finora non rilevate dalla critica – ad una migliore definizione del complesso rapporto con Schopenhauer, ad una rilettura attenta alle diverse e variate immagini che Nietzsche, nel suo percorso, presenta del filosofo di Danzica. Ultimamente la sua ricerca si era orientata sulla fortuna/sfortuna storica di Nietzsche. Tra i frutti del suo lavoro i due volumi pubblicati nella collana “nietzscheana” (editore ETS) da lui diretta con me e Franco Volpi: il primo volume, che ha inaugurato la serie di testi, è dedicato al "culto" di Nietzsche (Friedrich Nietzsche, Rezeption und Kultus, 2004, curato con Paolo D’Iorio e Justus H. Ulbricht) e il secondo alla sua fortuna in Germania dopo la prima guerra mondiale (Nietzsche nach dem ersten Weltkrieg, 2006, curato con Renate Müller-Buck). Di fronte a improvvisate letture che arrivano perfino a monumentali ricostruzioni ideologiche con pretese storiografiche – terribili semplificazioni che rinascono come un frutto cattivo dei tempi – Sandro ha compiuto e guidato un lavoro di scavo sulla variata immagine, sul diverso mito irradiato – in tempi diversi e con funzioni diverse – dall’Archivio-Nietzsche e dalla sorella (a partire dalla monumentale biografia falsa e apologetica pubblicata, in tre tomi, dal 1895 al 1904). Una sua ricerca ha avuto come tema specifico le vicende di società filosofiche fondate per la diffusione del pensiero di Nietzsche e di Schopenhauer negli anni del regime nazionalsocialista e gli esiti che queste vicende ebbero sulle edizioni degli scritti dei due filosofi: da una parte la “società degli amici di Nietzsche” fondata nel ’26 dalla sorella Elisabeth per sostenere le attività dell’Archivio Nietzsche di Weimar, e la “Società Nietzsche” di Monaco di Baviera; dall’altra la “Società Schopenhauer”, originariamente fondata da Paul Deussen con lo scopo di sostenere l’edizione critica delle opere, e la “Nuova Società Schopenhauer”, fondata negli anni Venti a Innsbruck da Maria Groener su forti motivazioni antisemite. In questo ambito, per quanto riguarda l’attività editoriale, l’ analisi si è concentrata sulla figura di Otto Weiss e sul suo tentativo di una “edizione ariana” di Schopenhauer e sulla vicenda poco nota (ma significativa per i personaggi che vi compaiono e per il momento storico di transizione) del progetto di una nuova edizione critica delle opere di Nietzsche affidata dall’Archivio, nel 1929, al filosofo Hans Leisegang, docente all’Università di Jena.

Sandro, nella ricostruzione del sorgere del “culto” di Nietzsche, valuta appieno il ruolo che Franz Overbeck ebbe nel contrastarlo: «Overbeck aveva valorizzato, contro il Nietzsche "eroico" di Elisabeth, superatore del nichilismo e profeta di una nuova sintesi religiosa (più tardi, negli anni Venti, anche politica) il Nietzsche critico, e analista della cultura. Secondo Overbeck anzi lo sviluppo della personalità intellettuale di Nietzsche sta sotto il segno di un eccesso di criticismo, non temperato dalla creazione artistica, ma controbilanciato soltanto, in uno stato di irrisolta oscillazione, dal ricorso a sintesi retoriche […] Con l'occhio esercitato dello storico delle religioni egli aveva visto subito che l'attività principale dell'Archivio Nietzsche non consisteva nel divulgare le opere del filosofo, ma piuttosto nel disciplinare il tumultuoso, spontaneo diffondersi della fama di Nietzsche in tutta Europa per organizzarlo in un "movimento" (era l'espressione usata da Elisabeth e dal suo entourage) cementato da un’autentica forma di culto» (L’amico di Nietzsche, in «La Rivista dei Libri», 2001, n. 3).

Recentemente, nell’importante convegno internazionale di Malaga organizzato dalla SEDEN (3-5 aprile 2008), che è stato per gli amici studiosi spagnoli l’occasione di incontrarlo o di meglio conoscerlo, Sandro aveva ripreso ed approfondito, con grande efficacia di sintesi, il rapporto di Nietzsche con il fedele amico di Basilea. Con queste ricerche ha portato avanti, in modo concreto ed esemplare, un’esigenza centrale della Nietzsche-Forschung da Montinari delineata fin dall’inizio: restituire anche alla Wirkungsgeschichte, al di là delle facili semplificazioni, la sua complessa “rugosità” e il suo movimento. Di qui la necessità di un paziente lavoro all’Archivio Goethe-Schiller di Weimar che ha portato alla luce e valorizzato epistolari inediti, diari, appunti etc. con esiti innovativi e sorprendenti: ricordo il bel saggio L’Archivio Nietzsche tra nazionalismo e cosmopolitismo (sul «Giornale critico della Filosofia italiana», 2003), che percorre in una sintesi mirabile la storia dell’Archivio e dei molteplici personaggi che ruotarono, con diversi intenti e motivazioni, intorno alla villa am Silberblick di Weimar. Tra gli altri, sono notevoli gli approfondimenti della figura di Alfred Baeumler con l’utilizzazione di significativo materiale inedito: in particolare di una serie di appunti, a diverso livello di elaborazione, presenti nell’archivio dell’ Institut für Sozialforschung di Monaco e nel Philosophisches Archiv dell’Università di Konstanz. Di Baeumler ha studiato il percorso e i mutamenti filosofici, il rapporto con Heidegger, e soprattutto il tentativo di arrivare ad una nuova lettura di Nietzsche nel dopoguerra sulla base di una radicale autocritica rispetto a temi centrali del Nietzsche del 1931.

Certamente, dopo la prematura scomparsa di Montinari, Sandro ha avuto un ruolo importante per i giovani studiosi che vedevano nell’edizione  e nelle attività del Centro Colli-Montinari un punto di riferimento per le loro ricerche. Tra questi ricordo Maria Cristina Fornari, Luca Lupo, Chiara Piazzesi, Stefano Busellato e Paolo D’Iorio, nostro comune allievo, con cui ha istituito un forte rapporto e che, autore dell’importante progetto HyperNietzsche, ci ha avviato all’uso complesso degli strumenti informatici. Tanti altri, italiani e stranieri, potrei ricordare legati all’ amicizia di Sandro e alla sua lezione: tra questi Andrea Orsucci, Vivetta Vivarelli, Marco Brusotti  autori di importanti contributi alla Nietzsche-Forschung; Maurizio Ghelardi, studioso ed editore di Jacob Burckhardt, Renate Müller-Buck, collaboratrice di Montinari a Firenze che ha lavorato poi agli apparati dell'edizione critica delle  lettere e Federico Gerratana, troppo presto scomparso nel marzo del 1994 all’età di trentasei anni, allievo di Montinari a Berlino, a cui Sandro ha dedicato il suo volume di introduzione alla lettura del Mondo di Schopenhauer (1998).

Goethe è un altro centrale oggetto di interesse della sua ricerca su cui è tornato recentemente con una bella relazione al Convegno dell’Associazione Italiana di Germanistica (Un Prometeo tedesco Osservazioni su Hermann e Dorothea, 16 ottobre 2008). A Goethe ha dedicato una monografia (Goethe e il disordine. Una filosofia dell’immaginazione, 1990) indagando il rapporto della sua opera con la filosofia di Spinoza attraverso l’idea d’immaginazione, analizzando la polarità di salvezza e catastrofe, di ordine e disordine come centrali dell’universo poetico del poeta tedesco.

Ma Sandro, soprattutto nell’ultimo periodo, era impegnato in quell’importante innovativo progetto che tanto gli stava a cuore: SchopenhauerSource, l’edizione on-line del Nachlaß del filosofo.

Questo programma di grande rilievo era sentito come il coronamento della sua passione centrale. Possiamo dire con una battuta: restituire Schopenhauer alla filosofia, alla grande filosofia, toglierlo cioè dalla facile fruibilità da breviario di sentenze blasè da salotto e restituirlo alla complessità del suo pensiero, alla complessità del suo tempo. Di Schopenhauer ha studiato la genesi del sistema attraverso l’analisi delle fonti letterarie e filosofiche e aspetti della sua recezione (Nietzsche, Kafka, Thomas Mann) in due monografie: “Il mondo come volontà e rappresentazione”. Introduzione alla lettura (1998) e Une philosophie du conflit, pubblicato in francese dalla PUF nel 2004. Nel volume più recente ha analizzato i suoi legami con la filosofia della natura del primo Schelling e con l’idea goethiana del “Fenomeno originario”. In particolare Sandro dimostra come risalga a Schelling la concezione schopenhaueriana della volontà come conflitto interno e pluralità di forze che lottano per l’egemonia: questo apre ad una comprensione del filosofema nietzscheano volontà di potenza. A questo tema specifico ha dedicato il saggio pubblicato in «Estudios Nietzsche», 2003 (Voluntad de vivir o voluntad de poder: Un episodio del debite de Nietzsche con Schopenhauer;1885-1889).

Di Schopenhauer, Sandro ha curato il primo volume degli Scritti postumi contenente i manoscritti giovanili (1804-1818) per l’ edizione italiana Adelphi, diretta da Franco Volpi. Da questo lavoro è venuto in concreto il senso dell’insufficienza e delle grandi lacune nelle edizioni del Nachlaß di Schopenhauer (anche nella pur meritoria edizione di Hübscher) e la necessità di tornare agli archivi, ai manoscritti, alla biblioteca di Schopenhauer. E quindi l’importanza del materiale postumo ed inedito, dell’extratesto. Fondamentali le linee guida di una ricerca sulla biblioteca di Schopenhauer da lui tracciate con chiarezza: uno Schopenhauer ben più generoso e sistematico di Nietzsche nelle sue Randglossen e Randschriften. Sandro mostra – mettendo a frutto mirabilmente la lezione di Mazzino Montinari – come certi passaggi essenziali della genesi del pensiero di Schopenhauer siano rivelati ed emergano solo dalle glosse (l’extratesto). Ad esempio il rapporto con Malebranche: nell’esemplare della biblioteca del filosofo «la volonté de Dieu» diventa «volonté» (Schopenhauer cancella «de Dieu») oppure il confronto sistematico tra l’etica e la metafisica delle Upanishad da una parte e l’etica e la tradizione metafisica della tradizione occidentale dall’altra (ad es. la mistica francese Madame Guyon) testimoniata solo dalle note sistematiche alla traduzione di Anquetil Duperron, o la lettura che il giovane Schopenhauer faceva di Schelling aiutandosi con le note dell’erudito commentatore francese delle Upanishad. Dall’analisi di Sandro emerge con chiarezza l’insufficienza del lavoro di Hübscher (un volume di più di 500 pp. dedicate alla biblioteca di Schopenhauer) e la necessità dell’uso degli strumenti informatici e digitali per una edizione adeguata della biblioteca del filosofo e delle glosse a margine. Ma ancor prima la necessità della pubblicazione in tal modo del lascito del filosofo: in collaborazione con colleghi italiani e stranieri (Matteo V. d’Alfonso, Nicoletta De Cian, Leonardo Pica Ciamarra, Matthias Koßler, Marco Segala, Jochen Stollberg), con giovani di talento, con enti di ricerca e biblioteche tedesche, ha potuto dare l'avvio all'edizione critica digitale dell'opera postuma di Schopenhauer (un vero motivo di prestigio per la ricerca nazionale, finanziata dal MIUR, di cui da anni facciamo parte con due unità di ricerca distinte). Schopenhauersource offre la prima edizione facsimile del lascito manoscritto di Arthur Schopenhauer che intende contribuire a integrare le edizioni fino a ora disponibili, edizioni che sono state interrotte, o sono parziali, o restituiscono solo una selezione incompleta e talora arbitraria del materiale. «Nel caso in particolare dell’edizione Hübscher, l’ultima data alle stampe e punto di riferimento indiscusso per gli studiosi di Schopenhauer, è stato omesso l’intero corpo (voll. I-VI) dei quaderni delle lezioni – a eccezione delle lezioni di Fichte – a cui Schopenhauer aveva assistito a Gottinga e a Berlino; a partire inoltre dai manoscritti dell’anno 1830, Hübscher ha operato una selezione dei materiali da pubblicare che ne ha escluso una parte considerevole. In questa edizione facsimile la priorità nella successione della pubblicazione dei manoscritti viene quindi data alle pagine di cui ancora non esistono edizioni o delle quali esistono solo edizioni parziali. E’ previsto in ogni caso il completamento dell’intero lascito manoscritto» scrive nella presentazione di Schopenhauersource. Già Schopenhauersource ha digitalizzato e messo a disposizione circa 5000 manoscritti del Nachlaß di Schopenhauer e ha iniziato la trascrizione di manoscritti inediti. Il progetto intende completare la pubblicazione dei restanti manoscritti (circa 7000), proseguire nella trascrizione di manoscritti inediti e procedere alla loro codifica in Schopenhauersource, in modo da rendere disponibili su web versioni sia lineari che diplomatiche.

Certo tutto questo dovrà andare avanti. Al lavoro di Sandro Barbera dedicheremo più riflessioni quanto prima – anche con un convegno su Schopenhauer e Nietzsche partendo dai temi della sua ricerca. Sarà impegno comune trovare il modo di coordinare il lavoro già intrapreso in assenza delle sue insostituibili competenze.

La sua umanità, la sua amicizia ci mancheranno. Anche la sua lezione ci mancherà, l’aspetto di fondo che caratterizzava la sua ricerca così storicamente motivata e filologicamente fondata: una ricerca che ha attraversato più autori per svelarne la inquietudine non esorcizzabile, finanche il caos, senza mai abbandonarvisi con indulgenza; con la fiducia nella comprensione della complessità in un ordine mobile, non rigido, non autoritario.

Giuliano Campioni